Pubblichiamo di seguito un estratto del "Manuale di manutenzione piscine" che stiamo elaborando e speriamo presto di riuscire a pubblicare per intero.


Molto spesso si pensa che il problema fondamentale nel trattamento dell'acqua di piscina sia la disinfezione, trascurando il controllo e la regolazione di altri parametri che hanno invece una importanza enorme, soprattutto nell'equilibrio chimico e, di conseguenza, nell'efficacia o meno dei trattamenti di disinfezione.

I primi valori da misurare in acqua sono l'alcalinità, la durezza e il pH.

Alcalinità

Spesso viene trascurato, anche da operatori di piscine esperti, ma è un parametro fondamentale, al pari del pH.
Pur non influendo sulla qualità batteriologica dell'acqua, ha grande importanza nella manutenzione dei filtri, nella torbidità dell'acqua e nelle corrosioni o incrostazioni sulle pareti e sugli accessori.
Normalmente è la causa all'origine della difficoltà a regolare il valore di pH, che tende a salire continuamente nonostante trattamenti ripetuti per abbassarlo.

Quando l'alcalinità è troppo elevata (fenomeno molto diffuso sul territorio italiano) si verificano incrostazioni di calcio o magnesio sulle pareti della piscina, sugli accessori, nella sabbia contenuta nei filtri. Non è raro riscontrare una elevata ruvidità al tatto sui rivestimenti della piscina, così come è comune ritrovare blocchi compatti (come fossero grossi sassi) all'interno dei filtri.

Quando invece è troppo bassa, soprattutto nelle piscine rivestite con mosaici, piastrelle o malte cementizie, si verificano corrosioni, fino ad arrivare al distacco delle piastrelle.

Un corretto valore di alcalinità corrisponde a circa 100 mg/litro (o ppm, cioè parti per milione).

La correzione si effettua mediante l'impiego di acido secco, aggiungendo la quantità necessaria per compensare lo squilibrio.
Per abbassare l'alcalinità (situazione più frequente), occorre aggiungere 2 Kg di acido secco (bisolfato sodico) ogni 100 mc di acqua per abbassare il valore di 10 ppm.

La seguente tabella illustra i dosaggi nel caso venga impiegato il “bisolfato di sodio” (acido secco):

 

CONTROLLO ALCALINITÀ

DOSI PER 100 M3

VALORI DI ALCALINITÀ (CaCO3) in PPM

BISOLFATO SODICO DA AGGIUNGERE

(in Kg per portare l'alcalinità a 100 ppm)

120

6

135

8

155

12

170

15

190

17

205

20

220

23

240

26

255

29

275

32

310

38

325

41

340

44

375

49

410

55

445

61

 

Una volta corretto il valore dell'alcalinità, questo rimarrà sostanzialmente stabile, fino a che non si dovranno aggiungere importanti quantità di acqua, oppure non si sia proceduto alla sua sostituzione stagionale.

Ripetiamo che il parametro dell'alcalinità è il primo da controllare ed eventualmente correggere, prima ancora di procedere all'aggiustamento del pH.

In alcuni casi, se il valore di alcalinità che misuriamo è abbastanza vicino a quello corretto (appunto 100 ppm) possiamo anche procedere direttamente con la correzione del pH, ma osserveremo che dopo aver effettuato il primo intervento, nei giorni successivi il valore risalirà nuovamente, e questo si ripeterà numerose volte fino a che, magari dopo parecchi giorni, si stabilizzerà. Questo accade perché invece di aggiungere immediatamente la quantità di acido necessario per correggere l'alcalinità, avremo seguito la strada delle “piccole dosi” inseguendo il valore del pH.

 

Durezza

Viene definita così la concentrazione totale di degli ioni di calcio e di magnesio.

Nel linguaggio comune, sappiamo che quando definiamo un'acqua “dura” intendiamo affermare che ha un'alta concentrazione di calcio, e pensiamo subito alle conseguenze, come ad esempio le incrostazioni che questa provoca nei rubinetti di casa o nelle docce.Viene espressa in ppm (parti per milione) o, più comunemente, in “gradi francesi”. Per la precisione, 10 ppm di durezza corrispondono a 1 grado francese (il simbolo è °F).

La durezza è misurata allo stesso modo dell'alcalinità, in ppm, ed è anche determinata sostanzialmente dallo stesso elemento (il calcio) anche se per la precisione, la durezza è causata anche dal magnesio e da altri elementi anche se solitamente in quantità molto basse (ferro, alluminio, stronzio, zinco, ecc.).
In conclusione, se di solito l'alcalinità ha valori e contenuti simili alla durezza, possono presentarsi casi in cui la durezza totale è maggiore all'alcalinità proprio a causa delle presenta degli altri elementi indicati in precedenza.

Un valore corretto di durezza si avrà con 30-40 °F (oppure 20-28 °F se fosse causata esclusivamente dal calcio).

Con valori più bassi, può verificarsi un fenomeno di “assorbimento” di calcio dalle pareti della piscina (quando fossero rivestite in piastrelle, mosaico o intonacature varie), provocando distacchi e corrosioni.
Con valori troppo alti, come già detto, si avranno fenomeni di incrostazione anche molto grave, in particolare nella sabbia del filtro, ma non è raro che accada anche sui rivestimenti e sugli accessori in vasca.
La correzione del valore di durezza si effettua in modo similare all'alcalinità, anche se vengono utilizzati più sovente prodotti definiti “chelanti” in altri casi anche “sequestranti”, hanno sostanzialmente il compito di impedire la precipitazione del calcio in cristalli, causa dei problemi citati prima.

PH

Si definisce con questa sigla la concentrazione degli ioni idrogeno disciolti e il suo valore va da 1 a 14.
Il valore 7 si definisce “neutro”, con valori da 7.01 a 14 si definisce “alcalino” e con valori da 6.99 a 1 si definisce acido. E' un parametro fondamentale nella gestione delle acque di piscina, perchè dal suo valore dipende l'efficacia dei trattamenti chimici e la gradevolezza della balneazione.Valori troppo acidi possono provocare corrosioni, mentre valori troppo basici provocano incrostazioni.La nostra pelle ha pH situato intorno a 6.0 – 7.0 (dipende dalle zone del corpo), quindi tendente all'acido.
E' evidente che l'acqua con pH il più vicino possibile a questi valori risulta molto gradevole alla balneazione, ma è necessario modificarlo a valori compresi fra 7.2 e 7.6 per poter garantire un corretto effetto delle sostanze disinfettanti (in particolare del cloro) ed evitare i fenomeni corrosivi o di incrostazione detti prima.

L' acqua di piscina deve avere quindi un pH compreso fra 7.2 e 7.6 (previsto anche dalle norme di legge riferite alle piscine ad uso pubblico).

Il valore del pH è influenzato da numerosi fattori: le persone che si immergono, i trattamenti chimici che effettuiamo, agenti esterni che si depositano nell'acqua (pollini, foglie, smog, ecc.), le creme abbronzanti, e molto altro ancora. Il suo valore cambia costantemente ed è necessario un continuo controllo e l'eventuale correzione, con prodotti adatti: un riduttore di pH (si tratta di acidi stabilizzati e poco pericolosi) quando questo tende ad aumentare (il caso più frequente) o un incrementatore di pH (prodotti basici), quando tende a salire.
Per ridurre di 0.1 il valore di pH occorre aggiungere 10 grammi a mc di riduttore di pH, mentre per aumentare di 0.1 il valore di pH occorre aggiungere 10 grammi a mc di incrementatore.
Per esempio, se la piscina ha un volume di acqua di 50 mc e il PH che abbiamo misurato è di 8.0, per portarlo a 7.4 (valore intermedio fra 7.2 e 7.6) dovremo aggiungere 60 grammi di riduttore ogni mc, quindi un totale di 3 Kg di correttore (0.6 x 10 = 60; 60 x 50 = 3000 grammi).

Prima di tutto si dovrà però misurare l'alcalinità e, quando questa supera il valore di 100 ppm, provvedere a correggere questo parametro per primo, altrimenti i nostri aggiustamenti di pH saranno poco o per nulla efficaci.

La misura del pH si effettua con uno strumento chiamato pHmetro, ma è frequente, nell'ambito delle piscine, il metodo che impiega pastiglie di reagente e modifica il colore dell'acqua, per poi effettuare la lettura con comparatori ottici manuali oppure con un rifrattometro.

 

TABELLA INFLUENZA DEL pH NELL'ACQUA DI PISCINA

VALORE pH

CONSEGUENZE

6.5

Forte irritazione a occhi e mucose
La permanenza prolungata in acqua può provocare problemi sulla pelle
Corrosione delle parti metalliche e cementizie

6.8

Forte irritazione ad occhi e mucose
Lieve corrosione delle parti metalliche
Acqua biancastra, non trasparente
Consumo elevato di cloro

7.0

Lieve irritazione ad occhi e mucose
Riduzione dell'attività dei prodotti chimici, specialmente del cloro
Acqua non trasparente, lattiginosa

7.2

Possibili irritazione ad occhi e mucose (soggetti sensibili, bambini)
Acqua limpida o leggermente lattiginosa
Scarsa corrosione
Scarse incrostazioni o precipitazioni calcaree
Scarsa efficacia dei prodotti chimici
Possibile inizio della formazione di clorammine

7.4 – 7.5

Ottima resa dei prodotti chimici
Acqua gradevole alla pelle
Ottima resa del cloro libero attivo
Acqua perfettamente limpida

7.6 – 7.8

Inizio irritazione ad occhi e mucose
Riduzione dell'attività dei prodotti chimici
Inizio formazione delle clorammine
Inizio acqua lattiginosa non trasparente
Inizio precipitazioni calcaree
Consumo di cloro superiore al necessario

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