Perchè il pH è il parametro più importante da controllare in una piscina?
In tutti i manuali per il trattamento chimico dell’acqua di piscina oltre che nell’allegato A dell’ Atto di Intesa Stato/Regioni ancora oggi alla base delle normative sul trattamento acqua delle piscine, viene indicato un valore di pH ammesso in acqua compreso tra 7.2 e 7.6 .
Ma per quale ragione è stato stabilito questo valore così preciso e specifico?
Il motivo fondamentale nasce dalla reazione chimica che avviene in acqua quando si immette il cloro (con poche differenze a seconda del tipo di cloro, compreso l’ipoclorito prodotto con l’elettrolisi).
Senza entrare in dettagli complessi che potranno essere approfonditi su specifici testi di chimica, accade che a contatto con l’acqua il cloro (acido ipocloroso (HClO)) a seconda del pH forma ioni idrogeno (H+) e ioni Ipocloroso (ClO-). La differenza fra questi composti è che, pur essendo tutti disinfettanti, lo ione ipocloroso è 100 volte più lento nell’azione rispetto all’acido ipocloroso.
Facciamo un esempio: con una concentrazione di cloro libero di 0,8 e un pH di 7.2 occorrono circa 30 secondi per uccidere lo Stafilococcus Aureus (uno dei tanti patogeni che si sviluppano nell’acqua di piscina), con la stessa concentrazione di cloro ma con un pH di 8.2 occorrono 3.000 secondi, cioè 50 minuti!
La seguente tabella illustra meglio come si comporta il cloro con il variare del pH.
Come già detto, tutto il cloro è disinfettante e ossidante, ma per avere il giusto compromesso fra cloro ad azione rapida e cloro ad azione più lenta (50% per entrambi) è necessario mantenere il valore del pH fra 7.2 e 7.6.
Non si deve dimenticare che quando una molecola di cloro agisce per “ossidarne” un’altra, sparisce, cioè si consuma, e deve essercene un’altra per compiere altro lavoro. Sembra banale, ma spesso ci si domanda per quale motivo occorre continuamente misurare i parametri.
Non si può sapere a priori quanto cloro si possa realmente consumare in una piscina, perché dipende dalla quantità di materia organica debba essere ossidata.
Il sudore delle persone, le creme solari, lo sporco che le persone introducono in acqua (ecco il motivo per cui si consiglia sempre la doccia prima di entrare in piscina), quello portato dal vento, dagli insetti, dai pollini, dalle foglie, ed infine quello che si accumula dentro il filtro se non viene pulito spesso, sono la causa del consumo di cloro.
Non regolare il pH, nella maggior parte delle acque italiane che sono alcaline, significa rischiare di non avere sufficiente rapidità di disinfezione e quindi scarsa efficacia dell’azione del cloro rischiando di far sviluppare patogeni anche molto pericolosi per le persone.
Ecco perché è sempre il primo parametro da regolare in una piscina, solo successivamente si interviene con i trattamenti a base di cloro.
Va precisato che gli impianti ad elettrolisi (cioè di produzione in loco di cloro per mezzo dell’acqua salata) proprio per le reazioni chimiche che sviluppano, tendono a far salire costantemente il pH. Senza la regolazione automatica del pH, oppure senza un controllo e correzione giornaliera del parametro, rischiano di essere inefficaci. Inoltre, proprio perché è stato installato un automatismo (parziale) ci si può illudere che tutto sia a posto, quando invece si corrono più rischi che con un dosaggio manuale.
Ma allora non converrebbe tenere sempre il pH più basso in modo che si sviluppi soprattutto acido ipocloroso?
No. E le ragioni sono due.
La prima è che un valore di pH troppo acido è poco tollerato dalla nostra pelle, per cui si possono manifestare pruriti e bruciori (soprattutto agli occhi) e altri fastidi. La seconda è che l’acido ipocloroso è poco resistente ai raggi solari e si consuma rapidamente rischiando di mantenere un valore troppo basso in acqua.
Per questo è importante un buon equilibrio fra i due composti, per cui il pH regolato fra 7.2 e 7.6 è da tutti gli studi in questa materia considerato l’ideale.
Il pH non l’ho mai regolato e la piscina è sempre stata perfetta…
Anche questa è una frase che sento spesso, insieme a tanti altri consigli basati sulla semplice esperienza del “a me non è mai successo”.
Ma questo è un atteggiamento corretto? Certamente no, e vale su tutto.
La chimica dell’acqua è una scienza e come tutte le altre può essere messa in discussione solo con metodo scientifico, non sul sentito dire o sul “ho sempre fatto così”.
Che cosa può accadere se il cloro (o qualunque altro disinfettante) non è sufficiente nella mia piscina?
Senza alcuna finalità di terrorismo, le conseguenza di una scorretta disinfezione sono purtroppo numerose. Alcuni studi, che riguardano le piscine pubbliche, sono sono disponibili sul sito del Ministero della Salute, ma quanto accade nelle piscine private è molto più difficile da documentare.
Tuttavia, studi scientifici anche interbnazionali dimostrano quali sono i microrganismi che possono svilupparsi in un’acqua non trattata, questi sono alla base delle profilassi delle acque potabili, ma lo stesso accade nell’acqua di una piscina.
Nella tabella di seguito elenchiamo i microrganismi più comuni.
MICRORGANISMI CHE POSSONO ESSERE PRESENTI IN PISCINA (in mancanza di controlli chimici corretti) |
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Descrizione |
Effetti sulle persone |
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Batteri |
Stafilococchi (batteri) |
Eritemi e infezioni varie della pelle, otiti |
Streptococchi |
Tonsilliti, reumatismi, nefriti |
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Escherichia – Salmonelle - Sighelle |
Enteriti, tifo, paratifo, dissenterie in caso di ingestione |
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Pseudomonas Aeruginosa |
Congiuntiviti, otiti, follicolite |
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Chlamydia Trachomatis |
Uretrite cervico-vaginale, congiuntivite |
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Meningococchi |
Meningite (molto rara) |
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Legionella Pneumophila |
Infezioni polmonari |
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Virus |
Papone virus |
Verruche |
Pox-virus |
Verruche |
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Adenovirus |
Faringiti, congiuntiviti |
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Coxsackie |
Meningiti, raffreddori, febbri intestinali, miocardite |
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Funghi |
Tricophiton |
Per la maggior parte sono tutti responsabili di infezioni pruriginose (pelle e interno dita di piedi e mani) dermatiti, scolorimento e macchie della pelle. |
Microsporon |
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Epidermophiton |
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Candida Albicans |
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Oltre a quanto descritto sopra, possono svilupparsi anche Protozoi (causano vaginiti, irritazioni interno coscia, dissenteria). |
Come arrivano questi microrganismi in piscina?
Non si formano da soli, occorre un vettore che li porti, e i più comuni possono essere: persone già malate, oppure deiezioni di uccelli oppure ancora topi o altri animali selvatici che si avvicinano alla piscina per bere, oltre ad eventuali riempimenti con acque già inquinate (corsi d’acqua, pozzi, ecc.).
Per chiarezza, tutti gli esseri umani hanno normalmente difese immunitarie in grado di contrastare la maggior parte di questi rischi, tuttavia molto dipende anche dal tempo di contatto e dalle condizioni di salute delle persone. Fatica, stress, età, sono tutti fattori che vanno sempre tenuti in considerazione.
Anche in casi meno gravi va sempre ricordato che si può trattare di conseguenze fastidiose e spesso molto lunghe da curare.
Ecco spiegato il motivo per cui è necessario che ci si prenda cura costantemente della piscina, si mantengano sempre i parametri chimici nei valori corretti e si esegua una regolare e adeguata manutenzione agli impianti, in particolare i filtri.