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Manutenzione filtro a sabbia della piscina

Il filtro a sabbia nelle piscine è quello più diffuso e utilizzato, fornisce ottime prestazioni a condizione di rispettare una manutenzione accurata.

Manutenzione ordinaria del filtro piscina

Immaginiamo che il filtro sia stato dimensionato e successivamente avviato in modo corretto, quale è la manutenzione ordinaria che si deve fare?

AcquaPro il portale italiano della piscina
Particolare del manometro

Controllo del valore del manometro.


Questa è una operazione semplice, si deve tenere sotto controllo la variazione della pressione per avere una migliore indicazione di quando diventi necessario effettuare un controlavaggio.

Suggerisco, una volta avviata la piscina, di mettere un segno sul punto di lavoro normale dove si ferma la lancetta.
Questo perché molto spesso le parti colorate del manometro non corrispondono alla reale condizione di lavoro del filtro.
In questo modo sarà molto più facile accorgersi delle differenze e, quando la lancetta avrà superato il punto di partenza di 0,2-0,3 bar, sarà il momento di fare un controlavaggio.

In ogni caso, consiglio vivamente almeno un controlavaggio ogni 20 giorni, anche in assenza di variazioni del manometro, per evitare un eccessivo accumulo di materia organica che ci farà consumare molto più prodotto chimico. 

Come si fa il controlavaggio del filtro a sabbia?

La sequenza corretta per il controlavaggio di un filtro a sabbia è:

  • Spegnere la pompa della piscina
  • Aprire la valvola di scarico (se presente sulle tubazioni)
  • Ruotare la valvola multivia in posizione controlavaggio (o backwash, lavage, lavado, spulen)
  • Riaccendere la pompa e lasciarla funzionare almeno 2  minuti o comunque fino a che la spia di controllo trasparente non sia tornata limpida.
  • Spegnere la pompa
  • Ruotare la valvola multivia su risciacquo (o rinse, rincage, enjuague, nachspulen)
  • Riaccendere la pompa per almeno 20-30  secondi
  • Spegnere la pompa
  • Ruotare la valvola multivia su filtrazione (o filter, filtration, filtracion, filtern)
  • Chiudere la valvola di scarico della tubazione (se presente)
  • Riavviare la pompa
valvola multivia disponibile presso AcquaPro
Particolare del filtro

Manutenzione annuale del filtro piscina

Annualmente suggerisco una serie di controlli e di operazioni che servono a garantire una vita più lunga al filtro e soprattutto una efficienza ottimale.
Queste operazioni sarebbe meglio fossero eseguite da un manutentore esperto.

Controllo del letto filtrante

Almeno una volta all’anno si deve controllare la condizione e il livello del substrato di filtrazione.

Di norma il livello rimane stabile, se dovesse calare è probabile che vi siate già accorti della presenza di sabbia in piscina e quindi sarà necessario controllare se qualche candeletta in fondo al filtro si sia danneggiata.

Qualche volta può capitare che all’inizio il filtro sia stato riempito troppo, inoltre è abbastanza normale che durante i controlavaggi un po’ di sabbia possa essere espulsa in scarico.

E’ anche importante controllare che la sabbia sia fluida e senza la presenza di agglomerati (come sassi) che possono generarsi con acque molto dure e soprattutto quando non si controlla e corregge il pH in modo adeguato.

Questo controllo serve anche a verificare che la sabbia sia in buona efficienza e non sia da sostituire.
Se le manutenzioni sono fatte in modo corretto, una substrato di sabbia dura molti anni. 

Disincrostazione del filtro

E’ una operazione che ha lo scopo di eliminare il calcare che potrebbe essersi accumulato all’interno del filtro a causa di acque molto dure e/o a mancato controllo del valore di pH.

Si tratta di realizzare una soluzione acquosa di sostanze acide e lasciare in ammollo la sabbia per almeno 24 ore, ed eventualmente ripetere l’operazione se non si è risolto completamente il problema.

Procedimento:

  • Effettuare un controlavaggio prolungato
  • Dopo aver spento la pompa, si chiudono le valvole di accesso e di uscita dal filtro e si apre il coperchio superiore e la valvolina posta in basso per scaricare l’acqua presente nel filtro (da richiudere una volta svuotato).
  • Si prepara una soluzione di acqua e acido (utilizzando un prodotto specifico per piscina) e si riempie il filtro fino a coprire la sabbia e si lascia agire per almeno 24 ore.
  • Al termine, si richiude il coperchio del filtro e dopo aver aperto le valvole opportune si procede ad un controlavaggio prolungato.

Nota 1 – L’operazione va effettuata ad inizio o a fine stagione, perché l’impianto sarà fermo per qualche giorno e non si può rischiare di compromettere la piscina durante la stagione.

Nota 2 – Valutare bene se sia più conveniente procedere ad una disincrostazione oppure sia meglio una sostituzione. Infatti il costo della sabbia è relativamente modesto e spesso le incrostazioni molto difficili da rimuovere.

Disinfezione del filtro

Ci sono zone del filtro, in particolare quella sotto le candelette, che sono molto difficili da ripulire anche con controlavaggi molto lunghi.

In queste zone (calde e umide) è facile che formino le loro colonie patogeni come la Pseudomonas Aeruginosa.

Quindi può accadere che, nonostante le cure appropriate, questi patogeni (molto pericolosi) si diffondano anche in piscina, essendo purtroppo molto resistenti anche alle disinfezioni con cloro.

Per questi motivi, oltre che consigliare una analisi microbiologica (la eseguono laboratori specializzati che provvedono anche al prelievo corretto dei campioni) sia un’ottima prevenzione procedere ad una disinfezione del filtro.

La procedura è la stessa che si esegue per la disincrostazione, ma la soluzione da preparare è una concentrazione molto elevata con cloro, almeno al 15-20% (15-20 kg in 100 litri di acqua).

Si lascia agire per 24 ore e poi si procede al controlavaggio.

Esistono anche prodotti specifici ad alta concentrazione, alcuni con effetto effervescente, che hanno una efficacia molto elevata.

Trattamento annuale della zeolite

La zeolite è un substrato per filtri che oltre alle ottime proprietà fisiche di trattenimento, ha anche ottime capacità chimiche di scambio, riducendo il cloro combinato.

L’effetto fisico non si perde, mentre quello chimico va rigenerato annualmente per poter continuare a beneficiarne.

Il trattamento è molto semplice, la procedura è la stessa del trattamento di disincrostazione o disinfezione, ma la soluzione da preparare è una salamoia al 15-20%.

Quindi si sciolgono 15-20 kg di sale in 100 litri di acqua (dipende da quanto ne serve per coprire il letto filtrante) e si copre tutto il substrato.

Dopo le solite 24 ore, si procede al controlavaggio prima di rimettere in funzione l’impianto.

Riposo invernale del filtro

Se lo svernamento che avete deciso per la vostra piscina è quello passivo, il filtro dovrà essere aperto e svuotato dall’acqua aprendo lo scarico inferiore.

E’ poi bene lasciare il coperchio superiore aperto, magari protetto affinché non entrino animali, ma comunque permettere che possa asciugarsi per bene.

Note importanti

Le procedure che ho fin qui elencato, prevedono che chi le mette in pratica sia a conoscenza del corretto uso dei prodotti chimici e della loro pericolosità, nonché di eventuali reazioni chimiche che possono verificarsi e come proteggersi in modo adeguato (protezioni personali e locali tecnici ben arieggiati), oltre a non eseguire mai queste operazioni senza la presenza di qualcuno che possa attuare procedure di soccorso.

Le operazioni possono essere semplici e sicure per un professionista, ma estremamente pericolose per i neofiti o chi trascura o banalizza le normali attenzioni necessarie.

Perché regolare il pH in piscina

In tutti i manuali viene indicato che il pH è il primo valore da regolare e stabilizzare, tutti gli “esperti” di settore affermano che il pH dell’acqua della piscina deve essere regolato fra 7.1 e 7.6, le normative in vigore che indicano i parametri dell’acqua (obbligatorie nelle piscine ad uso pubblico) le rendono un punto fondamentale.

Perché?

Quali sono le ragioni per cui questo fattore è così importante?

A che serve regolare il pH dell'acqua di piscina?

Il motivo fondamentale nasce dalla reazione chimica che avviene in acqua quando si immette il cloro (con poche differenze a seconda del tipo di cloro, compreso l’ipoclorito prodotto con l’elettrolisi).
Senza entrare in dettagli complessi che potranno essere approfonditi su specifici testi di chimica, possiamo affermare che a contatto con l’acqua il cloro (acido ipocloroso (HClO)) a seconda del pH forma ioni idrogeno (H+) e ioni Ipocloroso (ClO-).

La differenza fra questi composti è che, pur essendo tutti disinfettanti, lo ione ipocloroso è 100 volte più lento nell’azionerispetto all’acido ipocloroso.

Facciamo un esempio: con una concentrazione di cloro libero di 0,8 e un pH di 7.2 occorrono circa 30 secondi per uccidere lo Stafilococcus Aureus (uno dei tanti patogeni che possono svilupparsi nell’acqua di piscina), con la stessa concentrazione di cloro ma con un pH di 8.2 occorrono 3.000 secondi, cioè 50 minuti!

Come si comporta il cloro con il variare del pH?

Come già detto, tutto il cloro è disinfettante e ossidante (reagisce e “mangia” la materia organica), ma per avere il giusto compromesso fra cloro ad azione rapida e cloro ad azione più lenta (50% per entrambi) è necessario mantenere il valore del pH fra 7.2 e 7.6.
Non si deve dimenticare che quando una molecola di cloro agisce per “ossidarne” un’altra, sparisce, cioè si consuma, e deve essercene un’altra per compiere altro lavoro. Sembra banale, ma spesso ci si domanda per quale motivo occorre continuamente misurare i parametri.

Non si può sapere a priori quanto cloro si possa realmente consumare in una piscina, perché dipende dalla quantità di materia organica debba essere ossidata.
Il sudore delle persone, le creme solari, lo sporco che le persone introducono in acqua (ecco il motivo per cui si consiglia sempre la doccia prima di entrare in piscina), quello portato dal vento, dagli insetti, dai pollini, dalle foglie, ed infine quello che si accumula dentro il filtro se non viene pulito spesso, sono la causa del consumo di cloro. Inoltre il cloro è facilmente degradato dai raggi UV del sole. Per questa ultima ragione occorre che in acqua sia presenta un certa percentuale di stabilizzante, ma di questo parleremo in un altro articolo.

Non regolare il pH, nella maggior parte delle acque italiane che sono alcaline, significa non avere sufficiente rapidità di disinfezione e quindi scarsa efficacia dell’azione del cloro rischiando di far sviluppare patogeni anche molto pericolosi per le persone.

Ecco perché è sempre il primo parametro da regolare in una piscina, solo successivamente si interviene con i trattamenti a base di cloro.

Va precisato che gli impianti ad elettrolisi (cioè di produzione in loco di cloro per mezzo dell’acqua salata) proprio per le reazioni chimiche che sviluppano, tendono a far salire costantemente il pH. Senza la regolazione automatica del pH, oppure senza un controllo e correzione giornaliera del parametro, rischiano di essere inefficaci. Inoltre, proprio perché è stato installato un automatismo (parziale) ci si può illudere che tutto sia a posto, quando invece si corrono più rischi che con un dosaggio manuale.

Ma allora non converrebbe tenere sempre il pH più basso in modo che si sviluppi soprattutto acido ipocloroso?

No. E le ragioni sono due.

La prima è che un valore di pH troppo acido è poco tollerato dalla nostra pelle, per cui si possono manifestare pruriti e bruciori (soprattutto agli occhi) e altri fastidi.
La seconda è che l’acido ipocloroso è poco resistente ai raggi solari e si consuma rapidamente rischiando di mantenere un valore troppo basso in acqua.

Per questo è importante un buon equilibrio fra i due composti, per cui il pH regolato fra 7.2 e 7.6 è da tutti gli studi in questa materia considerato l’ideale.

Il pH non l’ho mai regolato e la piscina è sempre stata perfetta…

Anche questa è una frase che sento spesso, insieme a tanti altri consigli basati sulla semplice esperienza del “a me non è mai successo”.
Ma questo è un atteggiamento corretto? Certamente no, e vale su tutto.

La chimica dell’acqua è una scienza quindi una affermazione e di conseguenza una regola si deve basare su osservazioni e prove specifiche e ripetibili, non sul sentito dire o sul “ho sempre fatto così”.

Le conseguenze di un pH non regolato, sono molto numerose.
Con un pH troppo elevato possono verificarsi incrostazioni sulle pareti della piscina, precipitati che rendono l’acqua torbida e lattiginosa, “l’impaccamento” dei filtri a sabbia, cioè la solidificazione in blocchi della sabbia e la conseguente scarsa filtrazione, l’incrostazione nelle tubazioni, l’inefficienza delle piastre dei sistemi di elettrolisi.
Con un pH troppo basso, si possono corrodere marmi e bordi vasca, distaccare piastrelle e mosaici, aumentare i rischi di corrosioni galvaniche, irritazione di pelle e occhi.
Spesso si ricorre ad aggiungere prodotti chimici per risolvere problemi, quando invece basterebbe un controllo e una correzione del pH.

Le soluzioni ai problemi che possono verificarsi in piscina non possono e non devono essere improvvisate o basate sul sentito dire o sul consiglio di uno sconosciuto su internet.
Se ne avete voglia e passione, studiate! Se invece non è questo ciò che volete rivolgetevi sempre ad un professionista.