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title: 'ARTICOLI TECNICI - La tua Piscina - Pagina #4'
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## [ Autorizzazioni per la costruzione di una piscina ](https://latuapiscina.it/blog/leggi-e-norme/autorizzazioni-per-la-costruzione-di-una-piscina)

Dettagli

Scritto da MarcoR

Categoria: [Leggi e norme](https://latuapiscina.it/blog/leggi-e-norme)

Pubblicato: 26 Dicembre 2024

Visite: 4055

- [ Autorizzazione costruzione piscina ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/autorizzazione-costruzione-piscina)
- [ Permessi piscina ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/permessi-piscina)

## **Quali permessi o autorizzazioni sono necessari per costruire una piscina?**

Sono sempre necessarie le autorizzazioni per la costruzione di una piscina? Quando non servono? 
La prima cosa di cui dobbiamo tener conto è che la normativa edilizia nazionale stabilisce e numerose sentenze di cassazione affermano che **qualunque manufatto od opera modifichi stabilmente la conformità del terreno ha necessità di una autorizzazione.** 
**Vuol dire che tutto ciò che non è facilmente rimovibile e ripristinabile deve considerarsi “opera stabile”.**

Un gazebo prefabbricato montato in un giardino è sicuramente rimovibile, ma se lo stesso gazebo avesse bisogno per il suo montaggio di plinti in cemento, muretti di contenimento ed altro, non potrà essere più considerato un manufatto rimovibile.

Quindi, in teoria una classica piscina fuoriterra è senza dubbio una opera rimovibile, ma se per il suo montaggio devo realizzare una platea in cemento armato, oppure desidero interrarla parzialmente o totalmente, oppure ancora realizzo rivestimenti esterni fissi, sarà difficile dimostrare la sua facile rimozione.

In pratica, **non è solamente l’oggetto in se che determina la caratteristica di rimovibilità, ma anche l’insieme delle opere necessarie (o che desidero realizzare) per utilizzare l’oggetto.**

### **Permesso a costruire? SCIA? DIA?**

**Se si vuole realizzare una piscina stabile nel tempo,** cioè che non si debba smontare ad ogni fine stagione, **è sempre necessaria una autorizzazione.**

**Il tipo di autorizzazione da richiedere dipende sempre dal regolamento edilizio del comune** dove si dovrà costruire la piscina. 
Non esiste una norma unica nazionale, questa materia è compito di ciascuna municipalità, per cui la prima cosa che si dovrà fare è recarsi agli sportelli preposti e chiedere semplicemente quale sia l’iter burocratico da seguire. 
Probabilmente **le pratiche da espletare le dovrà seguire un tecnico di fiducia,** non tutto è possibile per il comune cittadino.

**Anche quando si trattasse di una piscina rimovibile, occorre comunque fare molta attenzione, perché alcuni comuni non consentono la loro libera realizzazione, ed altri richiedono che venga inviata comunicazione all’ufficio tecnico, per eventuali controlli successivi.**

In ultimo, alcune zone (moltissime in Italia) sono **soggette a vincoli paesaggistici, ambientali, idrogeologici e altre limitazioni ancora** che richiedono di inoltrare pratiche a regioni o enti specifici (demaniali, militari, ecc.) 
Insomma, come in tante altre materie, anche nel mondo della piscina ci sono vincoli e complicazioni burocratiche, spesso poco chiare, che allungano notevolmente i tempi di concessione o autorizzazione.

Serve tanta pazienza, un buon tecnico abilitato, e tempo.

**Se volete fare il bagno a giugno, non pensateci a maggio, ma a gennaio… dell’anno prima.**

### **Quindi la realizzazione di una piscina farà aumentare la classe catastale del mio immobile?**

No, non necessariamente.

Affinché la realizzazione della piscina comporti un aumento della classe catastale dell’immobile, **dovrà avere una superficie complessiva di oltre 80 metri quadrati**. 
Il che significa che dovrà avere una dimensione superiore a 10×8 ml o 12×7…

Ma anche in questo caso (cioè che la piscina abbia una superficie superiore a 80 mq) **occorrono altri parametri nelle caratteristiche dell’edificio che lo classifichino in “abitazione di lusso”.** 
Ad esempio la presenza di un campo da tennis, oppure di ascensori interni, la superficie complessiva della casa ecc. 
Le normative in vigore e le sentenze anche recenti, stabiliscono che è la somma dei parametri a definire la classe catastale e non un solo elemento.

### **E se costruisco la piscina senza richiedere nessuna autorizzazione?**

*“Nella mia zona non fanno nessun controllo…* 
*Se aspetto che mi diano l’autorizzazione non farò mai la piscina…* 
*Ma tanto è interrata, chi la vede?…* 
*Mio cuggino dice che non serve…* 
*Costa più richiedere il permesso che fare la piscina…”*

Sono solo alcune delle frasi che spesso ci sentiamo dire ormai da anni nelle nostre giornate di lavoro. 
In parte sono vere, ci vuole molto tempo e spesso le pratiche (del tecnico, del geologo, lo strutturista, ecc.) sono costose e lunghe.

Ma le conseguenze, una volta scoperti, sono molto peggio perché sfociano in una immediata **denuncia penale e molto spesso in una demolizione forzata**.

Tutti ci auguriamo che prima poi la burocrazia italiana diventi più sopportabile, logica e veloce. Ma, nel frattempo, non sottovalutiamo le conseguenze delle nostre azioni.

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## [ I documenti obbligatori in una piscina ad uso pubblico ](https://latuapiscina.it/blog/leggi-e-norme/i-documenti-obbligatori-in-una-piscina-ad-uso-pubblico)

Dettagli

Scritto da MarcoR

Categoria: [Leggi e norme](https://latuapiscina.it/blog/leggi-e-norme)

Pubblicato: 26 Dicembre 2024

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- [ Manuale autocontrollo ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/manuale-autocontrollo)
- [ Assistenza bagnanti ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/assistenza-bagnanti)
- [ Documenti obbligatori in piscina ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/documenti-obbligatori-in-piscina)
- [ Responsabile degli impianti ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/responsabile-degli-impianti)
- [ Responsabile della piscina ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/responsabile-della-piscina)
- [ Sicurezza in piscina ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/sicurezza-in-piscina)

Il **Manuale di Autocontrollo** in altri casi denominato anche documento di valutazione dei rischi (DVR) **è obbligatorio nelle piscine pubbliche e in quelle private ad uso pubblico (piscine condominiali, piscine di agriturismi, hotel, B&amp;B, ecc**.).

Non è l’unico documento che deve essere redatto e costantemente aggiornato, a seconda dei casi per una piscina ad uso pubblico sarà anche necessario un **verbale di assemblea** (condomini), un **regolamento di utilizzo della piscina** (tutti), una **comunicazione di apertura o di prosecuzione** (tutti), e ancora **registro giornaliero, registro impianto, cartellonistica e avvisi obbligatori** da affiggere nell’area piscina.

### **Le figure responsabili in una piscina**

Nelle piscine destinate ad un utilizzo pubblico, comprese le piscine di proprietà privata ma destinate al pubblico (come le condominiali e quelle degli alberghi, agriturismi, stabilimenti balneari e B&amp;B), è necessario definire 3 figure professionali:

- Responsabile della piscina
- Responsabile degli impianti tecnici
- Assistente bagnanti.

### **Responsabile della piscina**

Il responsabile della piscina è colui che deve rispondere di tutte le dinamiche che avvengono in una piscina ad uso pubblico o collettivo.

Orari di apertura, regolamenti da attuare, registri da compilare ed aggiornare, verifica che i compiti delegati siano svolti correttamente, insomma, è la figura a cui viene affidata tutta la gestione e le responsabilità di una piscina. 
Compresa la scelta delle altre due figure, il responsabile tecnico e l’assistente bagnanti.

In una piscina condominiale di solito viene nominato l’amministratore, a meno che l’assemblea non decida diversamente. In una piscina di una struttura turistica può essere il proprietario o il direttore. 
Al responsabile della piscina non vengono richieste competenze particolari, si da per scontato che qualora non fosse in grado di svolgere qualche funzione sia in grado di delegarla valutando le capacità del soggetto incaricato. 
In ogni caso, rimane il responsabile assoluto di ogni cosa, e dovrà dimostrare di aver utilizzato tutte le possibilità di cui era a conoscenza per evitare incidenti o situazioni di rischio. 
Il “non lo sapevo” o il “credevo che” non sono attenuanti che un giudice prenderà in considerazione, soprattutto se l’incidente che porta in causa fosse di grave entità.

Anche delegare un incarico senza accertarsi delle competenze di chi lo assume è dolo: se si affida la manutenzione ordinaria di una piscina ad un soggetto terzo, si dovrà poter dimostrare di aver valutato titoli o esperienze per assegnare l’incarico. 
A puro titolo di esempio, non si può assegnare la responsabilità di assistente bagnanti ad un soggetto che non abbia il titolo previsto per svolgere le funzioni di salvataggio (brevetto).

Al responsabile della piscina è affidata anche la redazione e il costante aggiornamento del documento di valutazione dei rischi o Manuale di Autocontrollo, così come la compilazione del Registro giornaliero delle analisi e il controllo del Registro di impianto.

### **Responsabile degli impianti tecnici**

E’ la figura che ha la responsabilità del corretto funzionamento degli impianti tecnici. 
Dovrà svolgere una manutenzione ordinaria prevedendo tutti i controlli necessari a garantire il corretto funzionamento e l’efficienza di tutti i componenti tecnici della piscina.

Impianto di filtrazione, impianto di dosaggio dei prodotti, insomma, tutti gli aspetti tecnici con l’obbligo di comunicare al responsabile della piscina eventuali punti di rischio e/o interventi che sono da attuare per garantire sempre la sicurezza di bagnanti e operatori.

Ovviamente dovrà avere i requisiti e le capacità tecniche per svolgere questa funzione, come ad esempio una registrazione in camera di commercio o una certificazione secondo il DM 37/2008

### **Assistente bagnanti**

Questa figura è fortemente consigliata in ogni piscina destinata ad un uso pubblico, ma **non sempre è obbligatoria**. 
Infatti, la stragrande maggioranza delle regioni italiane ha adottato la definizione che l’assistente bagnanti (o bagnino) non è obbligatoria quando la superficie della vasca è inferiore ai 100 mq oppure quando non sono presenti in nessun punto altezze di acqua superiori a 140 centimetri.

Qualora non fosse obbligatoria la presenza di un assistente bagnanti, **va comunque garantita la sorveglianza** durante le ore di apertura della piscina. 
Questa potrebbe anche avvenire tramite video sorveglianza, a condizione che l’operatore sia comunque in grado di intervenire in tempi rapidi.

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### **Manuale di autocontrollo**

Il documento deve essere **compilato dal Responsabile della piscina e aggiornato periodicamente** al variare di ogni particolare importante. Deve essere tenuto a disposizione delle autorità competenti per eventuali controlli e deve essere consultato dagli addetti alla piscina. 
I pratica nel documento vengono descritte le caratteristiche della piscina e soprattutto tutti i potenziali rischi che si possano verificare e le procedure per eliminarli o minimizzarli.

Molto spesso questo documento viene sottovalutato, in alcuni casi è totalmente assente, in molti altri è insufficiente o non ne è chiara la funzione. 
La [ASL1 Imperiese](https://www.asl1.liguria.it/) ha recentemente presentato agli operatori un lavoro molto completo, prendendo a riferimento le varie normative in vigore nella regione (a questo proposito ricordiamo che ogni regione italiana ha autonomia e specifica competenza in questa materia).

L’opera, disponibile pubblicamente e gratuitamente (potete scaricarlo [dall'area Documenti](https://latuapiscina.it/documenti)), può essere impiegata come traccia adattandola e integrandola con le specifiche di ogni situazione, con lo scopo di rendere più chiaro ed esaustivo il significato di questo adempimento.

Non si tratta infatti di rispondere semplicemente ad un obbligo, ma di riuscire a comprendere quali siano davvero i potenziali rischi in piscina, quali i limiti degli impianti, e quali possano essere le procedure più corrette per evitare incidenti o infezioni. 
Sono molte le strutture che non hanno alcuna consapevolezza dei limiti e delle potenziali fonti di rischio, spesso più preoccupate di contenere i costi di gestione piuttosto che garantire sicurezza agli utilizzatori. Ci auguriamo che il prezioso contributo fornito dalla [ASL1 Imperiese](https://www.asl1.liguria.it/) abbia seguito anche presso le altre ASL e magari imitato da tutte le regioni.

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### **Conclusioni**

La sottovalutazione del rischio è purtroppo all’ordine del giono nelle cronache, spesso con conseguenze irreparabili.

Perché avviene? 
Perché siamo convinti che certe cose non capitano mai, perché abbiamo sempre fatto così e non è mai successo niente, perché i costi sono alti e occorre tagliare, perché nessuno lo fa e quindi perché io, ecc. ecc.

L’essere umano tende sempre a sminuire il rischio potenziale, anche quando sarebbe sufficiente una maggior attenzione, una maggior cura, un maggior rispetto delle persone.

Certo, per quanto si possa fare il rischio zero non esiste, ma possiamo sicuramente avvicinarci molto…

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## [ Parametri chimici dell'acqua - il pH ](https://latuapiscina.it/blog/trattamento-acqua/parametri-chimici-dellacqua-il-ph)

Dettagli

Scritto da MarcoR

Categoria: [Trattamento acqua](https://latuapiscina.it/blog/trattamento-acqua)

Pubblicato: 26 Dicembre 2024

Visite: 5094

- [ Correzione pH ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/correzione-ph)
- [ pH ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/ph)
- [ Acido secco ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/acido-secco)
- [ Alcalinità acqua di piscina ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/alcalinita-acqua-di-piscina)
- [ Durezza acqua piscina ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/durezza-acqua-piscina)

Molto spesso si pensa che il problema fondamentale nel trattamento dell’acqua di piscina sia la disinfezione, trascurando il controllo e la regolazione di altri parametri che hanno invece una importanza enorme, soprattutto nell’equilibrio chimico e, di conseguenza, nell’efficacia o meno dei trattamenti di disinfezione.

In piscine con importanti volumi di acqua, cioè dai 30 metri cubi in su, soprattutto in quelle in cui c’è un rapporto mc/bagnanti superiore a 10 (significa un bagnante ogni 10 metri cubi di acqua), **i primi valori da misurare in acqua sono l’alcalinità, la durezza e il pH.**

### **Alcalinità**

Spesso viene trascurato, anche da operatori di piscine esperti, ma è un parametro fondamentale, al pari del pH. 
Pur non influendo sulla qualità batteriologica dell’acqua, ha grande importanza nella manutenzione dei filtri, nella torbidità dell’acqua e nelle corrosioni o incrostazioni sulle pareti e sugli accessori ed infine sulla stabilizzazione del pH. 
**Normalmente è la causa all’origine della difficoltà a regolare il valore di pH,** che tende a salire continuamente nonostante trattamenti ripetuti per abbassarlo.

**Quando l’alcalinità è troppo elevata** (fenomeno molto diffuso sul territorio italiano) si verificano incrostazioni di calcio o magnesio sulle pareti della piscina, sugli accessori, nella sabbia contenuta nei filtri. Non è raro riscontrare una elevata ruvidità al tatto sui rivestimenti della piscina, così come è comune ritrovare blocchi compatti (come fossero grossi sassi) all’interno dei filtri.

**Quando invece l’alcalinità è troppo bassa**, soprattutto nelle piscine rivestite con mosaici, piastrelle o malte cementizie, si verificano corrosioni, fino ad arrivare al distacco delle piastrelle.

**Un corretto valore di alcalinità corrisponde a circa 100 mg/litro** (o ppm, cioè parti per milione).

La correzione si effettua mediante l’impiego di acido secco, aggiungendo la quantità necessaria per compensare lo squilibrio, in un unico intervento. 
Per abbassare l’alcalinità (situazione più frequente), occorre aggiungere 2 Kg di acido secco (bisolfato sodico) ogni 100 mc di acqua per diminuire il valore di 10 ppm.

Tradotto in modo più semplice, se il valore ottimale è 100, dovremo sottrarre questo valore da quello che abbiamo misurato in acqua. Ad esempio, abbiamo misurato una durezza di 250, quindi procediamo con (250 – 100 = 150). 
Significa che dovremo ridurre di 150 ppm il valore di alcalinità. 
Supponiamo di avere una vasca con 40 mc di acqua, procediamo con il calcolo ricordando che per abbassare di 10 ppm il valore in 100 mc di acqua dovremo aggiungere 2 Kg di acido secco, quindi: (150:10 = 15) e quindi 15 X 2 = 30 Kg (ma questo è il valore per una vasca di 100 metri cubi, mentre la nostra di esempio è 40 mc) per cui 30 Kg : 100 = 0,3 Kg e quindi 0,3 Kg X 40 = 12 Kg.

### **Esempio di regolazione alcalinità**

Nella seguente tabella illustriamo alcuni dosaggi già calcolati nel caso venga impiegato il “bisolfato di sodio” (acido secco) in una vasca da 10 metri cubi:

I valori calcolati sono comunque sempre indicativi, perchè altri fattori possono più o meno modificare il risultato finale. Tuttavia, una volta eseguita l’operazione, e trascorse 24 ore con impianto sempre in filtrazione o ricircolo, l’alcalinità dovrà nuovamente essere misurata. 
Quando il valore misurato si sarà avvicinato a 100, potremo passare al semplice controllo del pH per affinare la correzione.

Una volta corretto il valore dell’alcalinità, questo rimarrà sostanzialmente stabile, fino a che non si dovranno aggiungere importanti quantità di acqua, oppure non si sia proceduto alla sua sostituzione stagionale.

Ripetiamo che il parametro dell’alcalinità è il primo da controllare ed eventualmente correggere, prima ancora di procedere all’aggiustamento del pH.

In alcuni casi, se il valore di alcalinità che misuriamo è abbastanza vicino a quello corretto (appunto 100 ppm) possiamo anche procedere direttamente con la correzione del pH, ma osserveremo che dopo aver effettuato il primo intervento, nei giorni successivi il valore risalirà nuovamente, e questo si ripeterà numerose volte fino a che, magari dopo parecchi giorni, si stabilizzerà. Questo accade perché invece di aggiungere immediatamente la quantità di acido necessario per correggere l’alcalinità, avremo seguito la strada delle “piccole dosi” inseguendo il valore del pH.

### **Durezza**

Viene definita così la concentrazione totale di degli ioni di calcio e di magnesio.

Nel linguaggio comune, sappiamo che quando definiamo un’acqua “dura” intendiamo affermare che ha un’alta concentrazione di calcio, e pensiamo subito alle conseguenze, come ad esempio le incrostazioni che questa provoca nei rubinetti di casa o nelle docce. Viene espressa in ppm (parti per milione) o, più comunemente, in “gradi francesi”. Per la precisione, 10 ppm di durezza corrispondono a 1 grado francese (il simbolo è °F).

La durezza è misurata allo stesso modo dell’alcalinità, in ppm, ed è anche determinata sostanzialmente dallo stesso elemento (il calcio) anche se per la precisione, la durezza è causata anche dal magnesio e da altri elementi anche se solitamente in quantità molto basse (ferro, alluminio, stronzio, zinco, ecc.). 
In conclusione, se di solito l’alcalinità ha valori e contenuti simili alla durezza, possono presentarsi casi in cui la durezza totale è maggiore all’alcalinità proprio a causa delle presenta degli altri elementi indicati in precedenza.

**Un valore corretto di durezza si avrà con 30-40 °F (oppure 20-28 °F se fosse causata esclusivamente dal calcio).**

Con valori più bassi, può verificarsi un fenomeno di “assorbimento” di calcio dalle pareti della piscina (quando fossero rivestite in piastrelle, mosaico o intonacature varie), provocando distacchi e corrosioni. 
Con valori troppo alti, come già detto, si avranno fenomeni di incrostazione anche molto grave, in particolare nella sabbia del filtro, ma non è raro che accada anche sui rivestimenti e sugli accessori in vasca. 
La correzione del valore di durezza si effettua in modo similare all’alcalinità, anche se vengono utilizzati più sovente prodotti definiti “chelanti” in altri casi anche “sequestranti”, hanno sostanzialmente il compito di impedire la precipitazione del calcio in cristalli, causa dei problemi citati prima.

### **pH**

Si definisce con questa sigla la concentrazione degli ioni idrogeno disciolti e il suo valore va da 1 a 14. 
Il valore 7 si definisce “neutro”, con valori da 7.01 a 14 si definisce “alcalino” e con valori da 6.99 a 1 si definisce acido. E’ un parametro fondamentale nella gestione delle acque di piscina, perché **dal suo valore dipende l’efficacia dei trattamenti chimici e la gradevolezza della balneazione**.Valori troppo acidi possono provocare corrosioni, mentre valori troppo basici provocano incrostazioni.La nostra pelle ha pH situato intorno a 6.0 – 7.0 (dipende dalle zone del corpo), quindi tendente all’acido. 
E’ evidente che l’acqua con pH il più vicino possibile a questi valori risulta molto gradevole alla balneazione, ma è necessario modificarlo a valori compresi fra 7.2 e 7.6 per poter garantire un corretto effetto delle sostanze disinfettanti (in particolare del cloro) ed evitare i fenomeni corrosivi o di incrostazione detti prima.

**L’ acqua di piscina deve avere quindi un pH compreso fra 7.2 e 7.6** (previsto anche dalle norme di legge riferite alle piscine ad uso pubblico).

Il valore del pH è influenzato da numerosi fattori: le persone che si immergono, i trattamenti chimici che effettuiamo, agenti esterni che si depositano nell’acqua (pollini, foglie, smog, ecc.), le creme abbronzanti, e molto altro ancora. Il suo valore cambia costantemente ed è necessario un continuo controllo e l’eventuale correzione, con prodotti adatti: un riduttore di pH (si tratta di acidi stabilizzati e poco pericolosi) quando questo tende ad aumentare (il caso più frequente) o un incrementatore di pH (prodotti basici), quando tende a salire.

### **Come si regola il pH?**

**Per ridurre di 0.1 il valore di pH occorre aggiungere 10 grammi a mc di riduttore di pH, mentre per aumentare di 0.1 il valore di pH occorre aggiungere 10 grammi a mc di incrementatore.** 
Per esempio, se la piscina ha un volume di acqua di 50 mc e il PH che abbiamo misurato è di 8.0, per portarlo a 7.4 (valore intermedio fra 7.2 e 7.6) dovremo aggiungere 60 grammi di riduttore ogni mc, quindi un totale di 3 Kg di correttore (0.6 x 10 = 60; 60 x 50 = 3000 grammi).

Se la vasca ha una capacità superiore a 50 metri cubi, prima di tutto si dovrà però misurare l’alcalinità e, quando questa supera il valore di 100 ppm, provvedere a correggere questo parametro per primo, altrimenti i nostri aggiustamenti di pH saranno poco o per nulla efficaci.

La misura del pH si effettua con uno strumento chiamato pHmetro, ma è frequente, nell’ambito delle piscine, il metodo che impiega pastiglie di reagente e modifica il colore dell’acqua, per poi effettuare la lettura con comparatori ottici manuali oppure con un fotometro.

### **Come si inserisce il riduttore o l'incrementatore di pH in piscina?**

La miglior soluzione, se stiamo usando un granulare, è mettere la dose in un secchio ed aggiungere acqua miscelando, infine, aggiungerlo direttamente in vasca.

Versare il granulare direttamente dentro lo skimmer non è una buona idea, spesso le concentrazioni che si possono raggiungere (stiamo parlando di acidi forti) possono provocare disincrostazioni nelle tubazioni o nel filtro, con il risultato che potremmo immettere in vasca acqua sporca.

### **Note**

Gli strumenti analisi che si possono utilizzare per misurare il pH, siano essi gli economici kit a pastiglie fino ad arrivare anche ai fotometri professionali, hanno sempre una tolleranza di misurazione. 
Viene anche definito “margine di errore” ed è assolutamente normale e per ciascuno strumento deve essere dichiarato dal produttore.

Spesso accade che la tolleranza dello strumento sia addirittura superiore al range di misurazione, un po’ come accadrebbe se con una bilancia tarata per misurare chilogrammi, pretendessi di misurare dei grammi.

Quindi, accertatevi prima di queste tolleranze e ripete più volte le misurazioni in modo da poter compensare al meglio gli errori di misura.

### [**Approfondimenti**](https://latuapiscina.it/blog/trattamento-acqua/perche-regolare-il-ph-in-piscina)

![](https://latuapiscina.it/images/articoli_tecnici/trattamento/acido/intro.jpg)

## [ Acido Isocianurico ](https://latuapiscina.it/blog/trattamento-acqua/acido-isocianurico)

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Scritto da MarcoR

Categoria: [Trattamento acqua](https://latuapiscina.it/blog/trattamento-acqua)

Pubblicato: 26 Dicembre 2024

Visite: 7789

- [ pH basso ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/ph-basso)
- [ Acido isocianurico ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/acido-isocianurico)
- [ Acqua verde ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/acqua-verde)
- [ Dicloro ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/dicloro)
- [ Tricloro ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/tricloro)

### **Il valore del pH si sta abbassando, il cloro ha un valore corretto ma l'acqua della piscina è diventata verde! Che succede?**

Siamo arrivati in piena stagione, all’apparenza tutto andava bene ma ci siamo accorti che il valore del pH tende a scendere (al di sotto di 7.1) e l’acqua sta diventando verde. 
Questo è uno degli argomenti che più spesso ricorre nel forum a partire dalla metà di luglio…

L’acido isocianurico è un componente presente nei formulati più diffusi per la disinfezione dell’acqua di piscina: il Dicloro ed il Tricloro.
**Il cloro (elemento disinfettante presente nel Dicloro e nel Tricloro) è facilmente attaccabile dai raggi ultravioletti, dai quali viene degradato e reso inefficace, per questo motivo già da molti anni viene “aiutato” dagli isocianurati, o acido isocianurico, composto che migliora la stabilità del cloro, rendendolo più persistente.**

Questa sua capacità diventa però anche il suo punto debole, perchè si accumula nell’acqua della piscina, aumenta gradualmente la concentrazione di isocianurato fino al punto che, essendo una molecola organica, il cloro lo attacca, neutralizzandosi. **Per comprenderlo meglio possiamo dire che il cloro “crede” che sia presente in acqua materia organica da distruggere e fa il suo lavoro, fino al punto di non riuscire più a compiere il suo dovere verso gli inquinanti presenti in acqua.** 
Ci accorgiamo che la qualità dell’acqua peggiora, magari cominciamo a vedere alghe che si sviluppano, allora misuriamo con il nostro test kit e rileviamo valori di cloro molto alti solitamente con un valore di pH molto basso… che sta succedendo? 
Semplicemente si è accumulato troppo stabilizzante, fino al punto di rendere inefficace il cloro. 
Purtroppo non c’è altro modo di eliminare l’acido isocianurico se non cambiando l’acqua (per diluirne la concentrazione), perchè non esistono prodotti in grado di distruggerlo.

### **Cosa accade?**

Vediamo nel dettaglio che cosa accade e in quanto tempo può verificarsi questo fenomeno.

![](https://latuapiscina.it/images/articoli_tecnici/trattamento/acido/dicloro.jpg)

**Il Dicloro** (composto in polvere con concentrazione al 56 o 63% di cloro attivo) viene normalmente utilizzato per le clorazioni d’urto, quando si ha bisogno di ristabilire velocemente la giusta quantità di disinfettante in acqua, oppure con più regolarità ogni 15 – 20 giorni, per essere certi di distruggere tutti i composti organici presenti in piscina.

![](https://latuapiscina.it/images/articoli_tecnici/trattamento/acido/Tricloro.jpg)

**Il Tricloro** (composto normalmente in pastiglioni da 200 o 500 grammi, con concentrazione di cloro al 90%),tricloro in pastiglioni è utilizzato per apportare la quantità giornaliera di fabbisogno di cloro. I pastiglioni vengono inseriti negli skimmer oppure in appositi dosatori, e si sciolgono lentamente, di solito si reintegrano settimanalmente.

La quantità di acido isocianurico che contengono questi prodotti è la seguente:

- Dicloro 56% = 50,4% di acido isocianurico = 50,4 grammi ogni 100 grammi di Dicloro
- Dicloro 63% = 58,6% di acido isocianurico = 58,6 grammi ogni 100 grammi di Dicloro
- Tricloro 90% = 55,6% di acido isocianurico = 55,6 grammi ogni 100 grammi di Tricloro

(a secondo del produttore questi dati possono variare leggermente).

A titolo di esempio, supponiamo di dover trattare una piscina da 50 mc di acqua (ma il calcolo vale per qualunque capacità). La regola generale ci dice che dovremo utilizzare circa 750 grammi di Dicloro ogni 15 giorni circa, e 3-4 pastiglioni da 200 grammi di Tricloro ogni settimana. Secondo i dati di concentrazione citati in precedenza, possiamo quindi dire che ogni settimana introdurremo, oltre al cloro, anche 610 grammi di acido isocianurico, che rapportati alla capacità dei 50 mc, equivalgono ad una quantità di 12,20 grammi a mc.

Per semplificare abbiamo sviluppato i calcoli e redatto la seguente tabella:

| **TABELLA APPORTO DI ACIDO ISOCIANURICO** |
|---|
| **SETTIMANA** | **QUANTITA’ TOTALE RIFERITA A 50 MC** (grammi totali) | **QUANTITA’ RIFERITA A MC** (grammi/mc) | **NOTE** |
| 1° settimana | 610 | 12,20 | |
| 2° settimana | 1.220 | 24,40 | |
| **3° settimana** | **1.830** | **36,60** | **(1)** |
| 4° settimana | 2.440 | 48,80 | |
| 5° settimana | 3.050 | 61,00 | |
| 6° settimana | 3.660 | 73,20 | |
| **7° settimana** | **4.270** | **85,40** | **(2)** |
| 8° settimana | 4.880 | 97,20 | |
| 9° settimana | 5.490 | 109,80 | |
| 10° settimana | 6.100 | 122,00 | |

I valori di concentrazione di acido isocianurico **consigliati sono di circa 35 grammi/mc**, mentre il valore massimo (stabilito dalla tabella A, allegato Accordo Stato-Regioni) **deve essere inferiore a 75 grammi/mc.**

Come si evidenzia, già alla 3° settimana (**1**) avremo raggiunto la concentrazione ideale, mentre alla 7° settimana (**2**) di uso di Dicloro e Tricloro, abbiamo superato il valore massimo ammesso dall’accordo. 
Più semplicemente, nel giro di 4 o 5 settimane dall’inizio del trattamento a base di Dicloro e Tricloro, cominceremo ad avere una concentrazione di acido isocianurico troppo alta, e la disinfezione non avrà più l’efficacia necessaria. I segnali più evidenti, saranno la tendenza a formazione di alghe, a partire dai punti dove la circolazione dell’acqua è minore, un abbassamento del pH (a volte con valori inferiori a 6 – 6,5). 
La prima reazione sarà quella di cominciare ad utilizzare un antialga di sostegno, ma avrà un effetto poco duraturo. 
Va comunque precisato che i valori indicati sono teorici, perchè non tengono conto di alcune variabili, come ad esempio l’evaporazione e i controlavaggi per i filtri, due situazioni che ci portano ad aggiungere acqua in piscina e quindi a diluire la concentrazione.

### **Che danni provoca un eccesso di acido isocianurico?**

Senza dubbio il primo effetto è **l’inefficacia della disinfezione**, che è già un fatto rilevante e da correggere con urgenza.

**Non si hanno evidenze di danni alle persone, e non si sa esattamente con quale concentrazione si possano provocare**, anche perchè già la perdita progressiva di efficacia di disinfezione è motivo sufficiente per non proseguire nell’aggiunta di altro acido!

Una concentrazione elevata, provoca senza dubbio danni al rivestimento, soprattutto se permane per lungo tempo e soprattutto su rivestimenti in PVC (Liner a sacco o PVC armato), li rende più rigidi e fragili, in alcuni casi si tagliano con facilità con il solo uso della scopa aspirafango.

### **Come si misura la concentrazione di acido isocianurico?**

I comuni kit test che sono normalmente dati in dotazione alla piscina, non sono in grado di misurare l’acido isocianurico, occorre un kit apposito e, di solito, il vostro fornitore abituale dovrebbe esserne provvisto. 
E’ possibile prelevare un campione dell’acqua e portarlo presso un rivenditore specializzato per farsi eseguire una misurazione, solitamente i più professionali offrono questo tipo di servizio.

### **Che fare?**

Come abbiamo già detto, **l’acido isocianurico non si può eliminare chimicamente**, ne con altri sistemi se non la sua diluizione con aggiunta di acqua nuova e non trattata. 
E’ inevitabile che, più o meno lentamente, questo composto si accumuli e cominci a procurarci guai. 
E’ possibile rallentare il fenomeno utilizzando alcune accortezze:

- Eseguire regolarmente il controlavaggio del filtro prelevando acqua dalla presa di fondo (l’acido isocianurico è infatti più pesante dell’acqua e tende ad accumularsi negli strati più profondi);
- All’inizio di ogni stagione sostituire almeno il 30% dell’acqua, svuotando dalla presa di fondo;
- Ridurre il più possibile gli interventi chimici, migliorando la filtrazione ed aumentando le ore di filtrazione;
- Utilizzare sistemi di disinfezione integrativi o sostitutivi;
- Cambiare il sistema di disinfezione.

### **Come calcolare il ricambio di acqua?**

A titolo di esempio, supponiamo che la concentrazione di acido isocianurico nella nostra piscina di 50 mc, sia di 100. Quanta acqua è necessario sostituire per riportare il valore a quanto indicato come ottimale (35 g/mc)? 37,5 mc! 
Sembra quasi incredibile, ma saremo obbligati a sostituire circa il 70% della nostra acqua… con gli inevitabili costi.

Ricaviamo una formula per semplificare il calcolo, ed individuiamo i parametri da prendere in considerazione:

- Cv = Valore dell’acido misurato in vasca;
- Co = Valore della concentrazione ottimale;
- Vv = Volume dell’acqua contenuta nella piscina;
- Vs = Volume dell’acqua da sostituire;

La formula è la seguente:

![](https://latuapiscina.it/images/articoli_tecnici/trattamento/acido/formulaAI.png)

Per cui, riprendendo l’esempio della piscina da 50 mc, dove misuriamo un valore di acido isocianurico pari a 100, avremo: 
Vs = ((100 – 35) x 50)/100 
quindi sviluppando: (75 x 50)/100 che diventa 3.750/100 per cui il valore ricavato diventa 37,50 mc

Quindi, il volume dell’acqua da sostituire con acqua nuova, sarà di 37,5 mc.

Sempre sviluppando la formula, possiamo anche stabilire che **se il valore della concentrazione di acido isocianurico nella nostra piscina supera di cento volte il valore desiderato, non conviene la sostituzione parziale dell’acqua, ma lo svuotamento completo**. Questo perchè il volume dell’acqua da sostituire per diluire la concentrazione supera la capacità complessiva della piscina!

***Ripetiamo che queste indicazioni sono da intendersi in senso generale, in quanto altri fattori influenzano la reale concentrazione di acido isocianurico nella piscina, a partire dalla profondità, passando per la qualità del ricircolo, ecc.***

![](https://latuapiscina.it/images/articoli_tecnici/trattamento/elettrolisi/intro.jpg)

## [ Elettrolisi del sale ](https://latuapiscina.it/blog/trattamento-acqua/elettrolisi-del-sale)

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Scritto da MarcoR

Categoria: [Trattamento acqua](https://latuapiscina.it/blog/trattamento-acqua)

Pubblicato: 26 Dicembre 2024

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- [ Salinizzatore ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/salinizzatore)

## **Elettrolisi salina**

Tra i vari metodi esistenti per automatizzare il trattamento chimico in piscina, in questi ultimi anni si stanno affermando anche in Italia i **sistemi ad elettrolisi**.

Vengono nominati in tanti modi: clorinatori, elettrolizzatori, disinfezione a sale, salinizzatori… la definizione corretta è: **impianto di elettrolisi salina**.

Al contrario di quanto spesso si sente dire, **la disinfezione avviene sempre con l’impiego di cloro**, il sale che si mette in acqua serve solo a permettere di sviluppare la reazione chimica che produrrà cloro gas.

### **Come funziona l'elettrolisi salina?**

![](https://latuapiscina.it/images/articoli_tecnici/trattamento/elettrolisi/1.jpg)

Il principio è relativamente semplice. **Una scarica elettrica generata da piastre metalliche produce una reazione di scomposizione del cloruro di sodio presente in acqua, e libera cloro gas che si trasforma in acqua in ipoclorito di sodio**, il quale svolge funzione ossidante e disinfettante.

Quindi, stiamo sempre utilizzando il cloro per la disinfezione, ma lo produciamo sul posto, senza quindi acquistarlo a parte e immetterlo in vasca.

Sono stato volutamente molto semplice nella descrizione, però qui si vuole esclusivamente illustrare il principio, senza pretendere di dilungarci in spiegazioni troppo tecniche.

Vediamo ora quali sono i componenti più importanti. Come si può vedere dalle foto, sono sostanzialmente 2: una centralina elettronica e una cella che contiene gli elettrodi.

Le celle, che sono formate da lamelle in metallo rivestite in materiali molto pregiati e costosi (titanio e rutenio) per nominarne alcuni, sono fra di loro distanziate, in modo che l’acqua possa passare in mezzo. Ogni cella avrà una carica elettrica positiva o negativa, in modo da generare il campo magnetico e produrre cloro gas. 
Il contenitore delle celle è spesso trasparente, proprio per poter “vedere” la produzione di cloro gas, che si manifesta in bollicine effervescenti.

### **Come distinguere un buon prodotto elettrolisi?**

Qui vediamo la prima questione: **è la dimensione e la qualità delle celle che determina quanto cloro gas potranno produrre**. Già, perché il campo elettrico generato è più o meno potente a seconda delle dimensioni delle celle. 
Ogni tipo di cella potrà quindi arrivare ad una determinata produzione massima.

**La quantità di sale che si immette in acqua, varia dai 2 ai 5 grammi litro** (molto lontana dalla salinità dell’acqua di mare che è variabile fra i 25 e i 35 grammi/litro). 
Con una cella di una specifica dimensione, anche se raddoppiassi la quantità di sale che metto in acqua le celle elettrolitiche produrrebbero sempre la stessa quantità di cloro gas (ma ci sarebbero altri effetti secondari). Quindi, per variare la produzione massima, posso solo variare la dimensione delle celle.

**La centralina elettronica,** nei modelli professionali, **dà la possibilità di regolare la produzione oraria**. 
Questo aspetto permette di poter impostare una corretta produzione di cloro a seconda delle esigenze. Sempre però partendo dalla massima produzione che permettono le celle.

Quindi, diventa abbastanza evidente che, **la scelta della dimensione delle celle, o più semplicemente la capacità di produzione dell’impianto di elettrolisi, è il fattore più importante** al momento dell’acquisto.

**Potrò infatti sempre ridurre percentualmente la produzione, ma non potrò mai aumentare la produzione massima determinata dalla dimensione delle celle di elettrolisi.**

### **Normale o Low salt?**

Ci sono apparecchi di elettrolisi che hanno necessità di una concentrazione più alta di contenuto di sale nell’acqua (dal 4 al 5%) ed altre che producono cloro già con concentrazione di 1,5 – 2%.

Quale è la differenza e perché scegliere una soluzione rispetto ad un’altra?

In linea di massima possiamo dire che per produrre la stessa quantità di cloro con una concentrazione minore di sale è necessaria una superficie di contatto (dimensione delle celle) più grande. 
Semplificando, se per produrre 10 gr/ora di cloro con una concentrazione del 5% di sale ho bisogno di una superficie di contatto delle celle di 10 cmq, per produrre la stessa quantità di cloro con una concentrazione salina del 2,5% mi servirà una superficie di contatto di 20 cmq. 
Cella più grande, costo più elevato…

Allora perché dovrei scegliere una elettrolisi Low Salt?

### **Normativa sugli scarichi dell'acqua**

In Italia, lo scarico delle piscine (non solo per lo svuotamento, ma anche per il controlavaggio del filtro) è considerato al pari di uno scarico domestico.

Questo significa che l’acqua di scarico deve rispettare determinati requisiti, in particolare non può superare una salinità superiore al 2%. 
Ciò significa che se in piscina avessi una concentrazione superiore a quanto stabilito dalla norma, non posso scaricare in fognatura, ma è necessario trattare l’acqua prima dello scarico. 
La riduzione della concentrazione di sali è possibile solo con la diluizione e ciò significherebbe uno spreco enorme di acqua.

Perché interessarsi di questo problema? 
Perché uno scarico non conforme equivale ad uno scarico abusivo e la denuncia è penale.

Sono infatti sempre di più i comuni che direttamente o attraverso altri organismi pubblici (Arpal, carabinieri forestali, ecc.) effettuano controlli. 
In molti casi la il permesso a costruire è subordinato alla dichiarazione della qualità degli scarichi.

### **Quale sale per permettere una buona elettrolisi salina?**

Può sembrare una domanda banale, ma vi assicuro che è una delle più frequenti che ci vengono rivolte…

![](https://latuapiscina.it/images/articoli_tecnici/trattamento/elettrolisi/2.jpg)

**Allora lo riveliamo: il sale è sempre cloruro di sodio!**

Si, il sale da cucina che usiamo tutti i giorni. Sale rosa dell’Himalaya, sale di saline siciliane o di quelle bretoni, sale di miniera o salgemma, sale grosso, fino, naturale o in pastiglie (quelle dei depuratori). E’ sempre e solo cloruro di sodio! 
Quindi che cosa verificare per scegliere il prodotto più adatto alla elettrolisi? **Semplicemente che sia il più puro possibile**, cioè non contenga argille (come il sale rosa dell’Himalaya) o altre impurità che sporcherebbero l’acqua.

### **Sale e normative**

Si, anche il sale deve rispondere ad alcune normative che riguardano le piscine, in quanto viene considerato un “precursore di disinfettante”. Ma niente paura, si tratta di una verifica burocratica e che non modifica in alcun modo quanto abbiamo affermato: **il sale adatto per una piscina con impianto ad elettrolisi è il cloruro di sodio.**

### **Sali speciali**

Per la precisione vi informo che esistono in commercio alcuni tipi di sali “speciali” per piscina. La particolarità sta solo nel fatto che contengono anche dello **stabilizzante** (acido isocianurico o isocianurato). Non è indispensabile questo tipo di prodotto, perché comunque **immetteremo in vasca una quantità di stabilizzante sufficiente quando faremo la clorazione shock di avvio, indispensabile anche quando si utilizzi un sistema automatico di elettrolisi.**

![](https://latuapiscina.it/images/articoli_tecnici/trattamento/elettrolisi/3.jpg)

### **Quindi con l'elettrolisi salina abbiamo risolto tutti i problemi?**

Purtroppo no, insieme ai vantaggi ci sono anche numerosi svantaggi.

**La scelta di un sistema automatico di disinfezione non è semplice, e si devono tenere in conto tanti fattori diversi per ciascuna piscina e per ciascun utilizzo**. Non esiste una soluzione “magica” e unica, ma esiste la soluzione ad un problema specifico. 
Chi vi dice che va tutto bene e che una cosa equivale all’altra, non vi sta dicendo la verità ed è probabilmente un tecnico inesperto.

Per esempio, se la vostra piscina ha una capacità di 20 mc e la frequentate regolarmente in due adulti, l’elettrolisi del sale può essere una buona scelta. Ma se la stessa piscina fosse frequentata da una famiglia numerosa, magari con due o tre figli e magari nel weekend anche dai loro amichetti, allora l’elettrolisi del sale può essere una pessima scelta. 

**Perché?**
**Perché l’impianto di elettrolisi ha una produzione costante** (una volta regolato correttamente) e **non va bene quando la frequentazione di una piscina è elevata e soprattutto incostante nel tempo**. Ci saranno momenti nei quali la produzione sarà eccessiva ed altri nei quali sarà totalmente insufficiente.

### **Vediamo di seguito alcune caratteristiche**

- **Non si utilizzano più prodotti chimici!** 
Vero solo in parte, perché anche se non si dovrà aggiungere regolarmente il cloro, il pH è comunque sempre da abbassare (l’elettrolisi provoca un costante aumento del valore pH) e quindi occorre un sistema automatico di controllo e dosaggio e soprattutto l’acido. 
Inoltre, potrebbe essere necessario aumentare il dosaggio in alcuni momenti, a causa di maggio inquinamento.---
- **E' l'ideale per ogni piscina!** 
No, non è corretto! 
Una volta regolato correttamente funziona bene nelle piscine con balneazione costante, cioè con un numero di bagnanti stabile. **Non è indicato in vasche molto frequentate solo in alcuni momenti**, per esempio quelle destinate soprattutto ai bambini. 
Inoltre, in presenza di acqua ricca di calcio, la sua efficacia diminuisce molto e diventano necessarie frequenti pulizie degli elettrodi.---
- **Si risparmia sui prodotti chimici** 
Anche questo è vero in parte, e si deve considerare che la **durata media delle celle di buona qualità arriva attorno ai 5 anni** (ma si tratta di apparecchi professionali, **quelli di fascia economica difficilmente superano i due anni di durata**), poi devono essere sostituite e questa è la parte più costosa dell’impianto. 
    **L’unico prodotto chimico che si può risparmiare è il cloro ma, come già detto, potrebbe essere necessario integrare la produzione** dell’elettrolisi, con dosaggi di cloro in manuale.---
- E' ecologico 
    **Per niente!** 
Pur dovendo aggiungere sale in bassa percentuale (attorno ai 5 grammi litro, mentre l’acqua marina arriva intorno ai 35 grammi litro) si arriva ad una concentrazione salina dannosa per l’ambiente. 
Non possiamo utilizzare l’acqua della piscina per irrigazione e non esiste possibilità di togliere il sale dall’acqua, se non con elevate diluizioni (aggiunte di acqua). Il problema si presenta ovviamente quando volessimo svuotare la piscina per cambiare l’acqua. 
    **Ma c’è un aspetto molto importante, la norma italiana che riguarda la qualità delle acque di scarico (e l’acqua della piscina è parificata agli scarichi domestici) impedisce l’immissione in fognatura di acqua con un contenuto salino superiore a 1,2 grammi litro, [Legge 152/06](https://www.gazzettaufficiale.it/dettaglio/codici/materiaAmbientale)** 
Nella stessa norma viene anche vietato lo scarico di acqua clorate (ma il cloro può essere neutralizzato prima dello scarico). 
    **Attenzione: il mancato rispetto delle norme relative agli scarichi, oltre che prevedere pesanti sanzioni economiche, prevede anche il procedimento penale!**---
- **E' gradevole sulla pelle...** 
Vero, in effetti la percentuale di sale che dobbiamo mettere in acqua risulta gradevole al contatto con la pelle, anche se in realtà è spesso il valore di pH che incide sulla gradevolezza.---
- **Risolve il problema dell'accumulo di stabilizzante** 
    **Vero!** 
In effetti la produzione di cloro per mezzo dell’elettrolisi non produce il fenomeno di accumulo di stabilizzante tipico dei dosaggi con Dicloro e Tricloro. 
    **Una certa quantità di stabilizzante è però necessario** averla in piscina (da 20 a 30 gr/litro) per proteggere il cloro che si produce ed evitare la rapida distruzione che provocano i raggi UV del sole. 
All’avvio stagionale o al primo avvio **va comunque sempre eseguita una clorazione shock** con cloro granulare, ed è con questa operazione che si può integrare lo stabilizzante mancante.---
- **Cloro "naturale" e cloro "chimico** 
E’ una delle affermazioni che si leggono in giro rispetto al cloro che si produce con l’elettrolisi rispetto al cloro confezionati in secchi o taniche. 
    **E’ la più grande stupidaggine che si possa dire!** 
Il cloro è cloro, indipendentemente dal come si produce. 
Non esiste un modo naturale ed uno chimico, la molecola è sempre la stessa.---

### **Come si sceglie un sistema ad elettrolisi**

- **Il primo parametro in assoluto è il volume di acqua** che contiene la piscina. 
Infatti, ogni apparecchio ha una sua capacità di produzione in funzione della qualità e della dimensione delle celle elettrolitiche. Esistono apparecchi che producono 10 grammi/ora, oppure 15, 20, 40 ecc. Per ogni piscina va calcolato il volume e quindi l’apparecchio adatto. 
A titolo di esempio, una cella che produca 10 gr/ora potrà soddisfare al massimo una piscina da 50 mc.
- Un **secondo parametro è la frequenza di bagnanti**, cioè quante persone contemporaneamente potrebbe essere in piscina. Ecco che l’apparecchio dell’esempio precedente potrebbe essere insufficiente per una piscina con una frequenza alta.
- Un altro parametro è la **possibilità di regolazione della produzione oraria** dell’apparecchio. E’ sempre bene che sia regolabile, in modo da poter configurare la produzione a seconda della necessità che potrebbe anche variare da un periodo ad un altro, sia perché cambia la frequentazione ma anche perché potrebbe essere utile avere una produzione maggiore con temperature più elevate. 
Nei modelli più professionali, l’elettrolisi può essere gestita con un **sistema Redox** (semplificando, un controllo che misura la quantità di inquinamento presente), in questo caso non saranno necessari aggiustamenti manuali della produzione, **sarà il controllo Redox che provvederà a modulare la produzione di cloro.**
- Un ulteriore elemento è quello delle **informazioni che si possono avere della centralina**. Un apparecchio che indichi la produzione oraria, la concentrazione salina, la temperatura e altre informazioni ancora, è molto più utile rispetto ad uno strumento senza indicazioni. 
Oggi esistono anche **prodotti che si possono connettere semplicemente con applicazioni sullo smartphone**, e quindi avere la possibilità di controllare da remoto le condizioni oppure modificare le impostazioni, senza necessità di entrare nel locale tecnico.
- Oltre all’elettrolisi è **indispensabile anche avere un sistema di controllo e dosaggio per il pH.** A volte può essere integrato nella centralina, oppure si può anche avere separato. L’importante è che sia installato perché l’elettrolisi provoca un costante aumento del valore di pH. Senza una correzione continua l’efficacia della disinfezione si riduce moltissimo.
- Un ultimo ma fondamentale criterio è la **presenza di dispositivi di sicurezza**.
Le celle di elettrolisi producono cloro gas, che poi si trasformerà a contatto con l’acqua, ma la pressione che si può formare all’interno della cella, in caso di mancanza di flusso o di blocco temporaneo, possono arrivare a **provocarne la rottura e in alcuni casi l’esplosione**. 
Non sto ovviamente parlando di distruzioni apocalittiche, ma posso assicurarvi per esperienza che una cella in PVC che esplode mentre siete in un locale tecnico è in grado di ferire seriamente e anche peggio!
    **Sensore di flusso, sensore gas, sono alcuni dei controlli che devono essere presenti** a corredo con l’impianto di elettrolisi.

### **Come si installa un impianto di elettrolisi**

Uno dei principali inconvenienti che si verificano quando aumentiamo la salinità dell’acqua (aggiungendo il sale necessario per produrre il cloro), è l’**aumento della conducibilità** dell’acqua, e quindi l’aumento della possibilità di generare **corrosione galvanica**. 
Per spiegarlo in modo molto semplice (non si arrabbino i tecnici…), tutte le tensioni elettriche che possono essere presenti nella piscina (si pensi alla illuminazione, all’elettrolisi, ecc.) pur non essendo rischiosi per le persone, in realtà sono dannosissime per tutte le parti metalliche presenti in piscina, compresi eventuali accessori inox. 
Quindi, in presenza di acqua salata anche minimamente, il problema non sta tanto nella corrosione indotta dal sale, quanto al fatto che si aumentano le tensioni “vaganti” in piscina. Questo problema è molto conosciuto in ambiente marino, dove eliche, motori e chiglie delle barche devono essere opportunamente protette.

![](https://latuapiscina.it/images/articoli_tecnici/trattamento/elettrolisi/4.png)

Per i motivi esposti sopra, la buona installazione di un sistema ad elettrolisi, **deve prevedere sempre l’inserimento di “anodi sacrificali”** cioè punti specifici sui quali si scaricheranno le tensioni vaganti evitando la corrosione di altre parti. 
Questi anodi devono poi essere collegati a terra, evitando di utilizzare la stessa messa a terra dell’abitazione, ma realizzandone uno specifica.

Questa accortezza indispensabile vale ancora di più nel caso di piscine con pannellature in acciaio o struttura metalliche, molto più sensibili al problema rispetto alle tradizionali piscine costruite in calcestruzzo. 
Va infine ricordato che questi anodi devono essere controllati ed eventualmente sostituiti tutti gli anni.

Per svolgere correttamente le manutenzioni, **si consiglia sempre il montaggio della camera con gli elettrodi con un by-pass sulla tubazione principale in uscita dal filtro**. Il motivo è appunto quello di poter isolare questa parte per smontaggi o manutenzioni.

### **Manutenzione del sistema ad elettrolisi**

La manutenzione ordinaria di questi impianti prevede il controllo e quindi una pulizia delle celle almeno alla fine di ogni stagione, ma in alcuni casi, quando la presenza di calcio o altri minerali presenti in acqua fosse elevata, può anche essere mensile.

Le celle che contengono gli elettrodi sono normalmente trasparenti, la ragione è appunto quella di verificare la produzione (si vede una “effervescenza” dell’acqua) e la condizione delle incrostazioni presenti sulle lamine. **Con l’aumentare delle incrostazioni si riduce notevolmente il campo magnetico e quindi la produzione di cloro.**

I modelli più recenti, hanno la possibilità di “inversione di polarità”, cioè periodicamente la centralina varia la polarità delle lamine (+ o -) per ridurre appunto il fenomeno dell’incrostazione.

La **pulizia delle celle elettrolitiche è abbastanza semplice, si dovranno smontare e immergere in una soluzione acida** (va benissimo per esempio una soluzione di pH-) per alcune ore.

Quando poi la temperatura dell’acqua della piscina scenderà al di sotto dei 12°C, è consigliabile spegnere l’elettrolisi e isolare il sistema con il by-pass. Il motivo è che a basse temperature si deteriorano molto in fretta gli elettrodi, inoltre al di sotto dei 12°C l’attività batterica è praticamente ferma e quindi è inutile fare trattamenti.

### **I sistemi di elettrolisi per le piscine fuoriterra**

In questi ultimi anni alcune aziende hanno cominciato a produrre sistemi di elettrolisi a basso costo per piscine economiche fuoriterra.

**Funzionano?**

**Dipende.**

In alcuni casi possono essere sufficienti, se ben dimensionati, se utilizzati in vasche con bassa frequenza di persone, se vengono regolarmente controllati e regolati i parametri chimici (pH e cloro). 
Nella maggioranza dei casi però questo genere di vasche **vengono sfruttate oltre ogni limite, cioè con un numero di persone eccessivo rispetto alle possibilità**. Diventa quindi evidente che la produzione di cloro sarà totalmente insufficiente o almeno troppo “altalenante” per garantire un bagno salutare e privo di rischi.

Il problema principale è che utilizzare **un sistema automatico per una piscina porta ad abbassare l’attenzione e il controllo**, pensando che tutto funzioni a dovere. Ma spesso non è così, e ci si rende conto del problema solo quando è troppo tardi. 
Inoltre, normalmente l**e piscine fuoriterra sono sostenute da strutture in metallo, il quale non ha subito trattamenti specifici per resistere alla salinità.**
Infine, spesso le installazioni fatte nelle piscine fuoriterra non tengono in considerazione le attenzioni necessarie per una protezione dalle corrosioni galvaniche o le messe a terra.

**L’elettrolisi dovrebbe sostituire o integrare il trattamento chimico di una piscina. Il trattamento chimico non serve ad avere “l’acqua bella” ma a proteggere la salute dei bagnanti, garantendo una pronta sanificazione e protezione da virus e batteri, non si deve mai sottovalutare questo aspetto, le conseguenze sono purtroppo molto spesso gravi.**

![](https://latuapiscina.it/images/articoli_tecnici/trattamento/regolareph/intro.jpg)

## [ Perché regolare il pH in piscina ](https://latuapiscina.it/blog/trattamento-acqua/perche-regolare-il-ph-in-piscina)

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Pubblicato: 26 Dicembre 2024

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- [ Disinfezione filtro ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/disinfezione-filtro)
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- [ Piscina e pH ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/piscina-e-ph)
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In tutti i manuali viene indicato che il pH è il primo valore da regolare e stabilizzare, tutti gli “esperti” di settore affermano che il pH dell’acqua della piscina deve essere regolato fra 7.1 e 7.6, le normative in vigore che indicano i parametri dell’acqua (obbligatorie nelle piscine ad uso pubblico) le rendono un punto fondamentale.

Perché?

Quali sono le ragioni per cui questo fattore è così importante?

### **A che serve regolare il pH dell'acqua di piscina?**

Il motivo fondamentale nasce dalla reazione chimica che avviene in acqua quando si immette il cloro (con poche differenze a seconda del tipo di cloro, compreso l’ipoclorito prodotto con l’elettrolisi). 
Senza entrare in dettagli complessi che potranno essere approfonditi su specifici testi di chimica, possiamo affermare che **a contatto con l’acqua il cloro (acido ipocloroso (HClO)) a seconda del pH forma ioni idrogeno (H+) e ioni Ipocloroso (ClO-).**

La differenza fra questi composti è che, pur essendo tutti disinfettanti, l**o ione ipocloroso è 100 volte più lento nell’azione** rispetto all’acido ipocloroso.

Facciamo un esempio: con una concentrazione di cloro libero di 0,8 e un pH di 7.2 occorrono circa 30 secondi per uccidere lo [Stafilococcus Aureus](https://www.humanitas.it/enciclopedia/infezioni/infezione-da-stafilococco/) (uno dei tanti patogeni che possono svilupparsi nell’acqua di piscina), con la stessa concentrazione di cloro ma con un pH di 8.2 occorrono 3.000 secondi, cioè 50 minuti!

### **Come si comporta il cloro con il variare del pH?**

![](https://latuapiscina.it/images/articoli_tecnici/trattamento/regolareph/clph.jpg)

Come già detto, **tutto il cloro è disinfettante e ossidante** (reagisce e “mangia” la materia organica), **ma per avere il giusto compromesso fra cloro ad azione rapida e cloro ad azione più lenta (50% per entrambi) è necessario mantenere il valore del pH fra 7.2 e 7.6.** 
Non si deve dimenticare che quando una molecola di cloro agisce per “ossidarne” un’altra, sparisce, cioè si consuma, e deve essercene un’altra per compiere altro lavoro. Sembra banale, ma spesso ci si domanda per quale motivo occorre continuamente misurare i parametri.

Non si può sapere a priori quanto cloro si possa realmente consumare in una piscina, perché dipende dalla quantità di materia organica debba essere ossidata. 
Il sudore delle persone, le creme solari, lo sporco che le persone introducono in acqua (ecco il motivo per cui si consiglia sempre la doccia prima di entrare in piscina), quello portato dal vento, dagli insetti, dai pollini, dalle foglie, ed infine quello che si accumula dentro il filtro se non viene pulito spesso, sono la causa del consumo di cloro. Inoltre il cloro è facilmente degradato dai raggi UV del sole. Per questa ultima ragione occorre che in acqua sia presenta un certa percentuale di stabilizzante, ma di questo parleremo in un altro articolo.

Non regolare il pH, nella maggior parte delle acque italiane che sono alcaline, significa **non avere sufficiente rapidità di disinfezione e quindi scarsa efficacia dell’azione del cloro** rischiando di far sviluppare patogeni anche molto pericolosi per le persone.

**Ecco perché è sempre il primo parametro da regolare in una piscina**, solo successivamente si interviene con i trattamenti a base di cloro.

Va precisato che gli impianti ad elettrolisi (cioè di produzione in loco di cloro per mezzo dell’acqua salata) proprio per le reazioni chimiche che sviluppano, tendono a far salire costantemente il pH. Senza la regolazione automatica del pH, oppure senza un controllo e correzione giornaliera del parametro, rischiano di essere inefficaci. Inoltre, proprio perché è stato installato un automatismo (parziale) ci si può illudere che tutto sia a posto, quando invece si corrono più rischi che con un dosaggio manuale.

### **Ma allora non converrebbe tenere sempre il pH più basso in modo che si sviluppi soprattutto acido ipocloroso?**

No. E le ragioni sono due.

La prima è che un valore di pH troppo acido è poco tollerato dalla nostra pelle, per cui si possono manifestare pruriti e bruciori (soprattutto agli occhi) e altri fastidi. 
La seconda è che l’acido ipocloroso è poco resistente ai raggi solari e si consuma rapidamente rischiando di mantenere un valore troppo basso in acqua.

Per questo è importante un buon equilibrio fra i due composti, per cui il pH regolato fra 7.2 e 7.6 è da tutti gli studi in questa materia considerato l’ideale.

### **Il pH non l’ho mai regolato e la piscina è sempre stata perfetta…**

Anche questa è una frase che sento spesso, insieme a tanti altri consigli basati sulla semplice esperienza del “**a me non è mai successo**”. 
Ma questo è un atteggiamento corretto? **Certamente no, e vale su tutto**.

**La chimica dell’acqua è una scienza quindi una affermazione e di conseguenza una regola si deve basare su osservazioni e prove specifiche e ripetibili, non sul sentito dire o sul “ho sempre fatto così”.**

Le conseguenze di un pH non regolato, sono molto numerose. 
Con un **pH troppo elevato** possono verificarsi incrostazioni sulle pareti della piscina, precipitati che rendono l’acqua torbida e lattiginosa, “l’impaccamento” dei filtri a sabbia, cioè la solidificazione in blocchi della sabbia e la conseguente scarsa filtrazione, l’incrostazione nelle tubazioni, l’inefficienza delle piastre dei sistemi di elettrolisi. 
Con un pH **troppo basso**, si possono corrodere marmi e bordi vasca, distaccare piastrelle e mosaici, aumentare i rischi di corrosioni galvaniche, irritazione di pelle e occhi. 
Spesso si ricorre ad aggiungere prodotti chimici per risolvere problemi, quando invece basterebbe un controllo e una correzione del pH.

**Le soluzioni ai problemi che possono verificarsi in piscina non possono e non devono essere improvvisate o basate sul sentito dire o sul consiglio di uno sconosciuto su internet.** 
**Se ne avete voglia e passione, studiate! Se invece non è questo ciò che volete rivolgetevi sempre ad un professionista.**

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## [ La filtrazione nelle piscine ](https://latuapiscina.it/blog/tecnica/la-filtrazione-nelle-piscine)

Dettagli

Scritto da Marcor

Categoria: [Tecnica](https://latuapiscina.it/blog/tecnica)

Pubblicato: 26 Dicembre 2024

Visite: 1970

- [ Filtrazione ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/filtrazione)
- [ Filtro a cartuccia ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/filtro-a-cartuccia)
- [ Filtro a sabbia ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/filtro-a-sabbia)
- [ Palline di cotone ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/palline-di-cotone)
- [ Tipi di filtro ](https://latuapiscina.it/blog/ricerca-per-tag/tipi-di-filtro)

## **A cosa serve la filtrazione in piscina?**

Sembra una domanda banale, e molti risponderanno: per togliere lo sporco!

Ma oltre ad una questione estetica, la ragione fondamentale per la quale è indispensabile eliminare prima possibile lo sporco in piscina è quello di evitare che l’accumulo di sporco faciliti lo sviluppo di micro organismi pericolosi per la salute umana.

Di solito lo sporco in piscina è costituito da materiale organico: insetti, foglie, residui vegetali, pollini, senza contare ciò che i bagnanti rilasciano in acqua: residui di creme abbronzanti, di pelle, capelli, sudore e… altro.

Per queste ragioni, **per mantenere una piscina nelle condizioni ottimali, sono fondamentali due azioni: una fisica che è la filtrazione, ed una chimica che è l’ossidazione e disinfezione.**

Lo sporco che si accumula in una piscina, rimane confinato principalmente sulla superficie, galleggia, fino a quando non si appesantisce assorbendo acqua e ricade sul fondo della vasca. Per questa ragione è fondamentale avere una buon “ripresa di superficie” cioè un sistema che accompagni il più velocemente possibile lo sporco verso uno sfioro oppure verso una skimmer.

Ora, **proviamo ad approfondire un po di più come avviene la filtrazione.**
L’acqua prelevata dalla superficie deve passare attraverso un dispositivo (filtro) che ha il compito di trattenere la maggior parte possibile della materia organica. 
Affinché il funzionamento sia efficace, non è sufficiente un solo passaggio dell’acqua, ma ne occorrono molti. 
Perché? 
Perché **anche un buon filtro a sabbia non è in grado in un unico passaggio di trattenere tutte le impurità**. Si calcola che occorrano almeno 4-5 passaggi prima di avere un risultato ottimale. 
E questo si spiega in modo semplice: al primo passaggio il filtro trattiene il 40-50% dello sporco, al secondo passaggio tratterrà il 40-50% dello sporco rimasto con l’aggiunta di quello che nel frattempo è entrato in piscina, e così via, senza mai però poter raggiungere la perfezione, perché in pochi minuti si accumulerà altro sporco sulla superficie.

![](https://latuapiscina.it/images/articoli_tecnici/trattamento/filtrazione/umani_piscina.jpg)

###
**Perché è importante filtrare?**

Il motivo è che lo sporco che arriva in piscina è soprattutto di origine organica (foglie, insetti, pollini, sudore, muco, ecc.) ed è il terreno ideale per la formazione e sviluppo di virus, batteri e alghe. 
Più materia organica riusciamo a togliere dall’acqua e minore sarà la necessità di trattamenti chimici.

**Si, esatto, se si vuole ridurre la quantità di prodotto chimico da mettere in una piscina, la prima soluzione è disporre di un ottimo impianto di filtrazione e filtrare molte ore!**

**La maggior parte dello sporco in una piscina arriva sempre dalla superficie, perché l’acqua è una calamita potentissima!** 
Tutto ciò che “vola” in aria, viene attratto, inoltre sono molti gli insetti che si avvinano per bere. Ma anche i residui di pelle, di sudore, di creme solari, si posizionano nei primi 15 cm di acqua.

Per questo **una piscina che non ha almeno uno [skimmer](https://latuapiscina.it/cerca-nel-sito/domande-frequenti) è una piscina destinata a grossi problemi** e continua necessità di pulire il fondo.

### **Come si arriva ad un buon risultato?**

Anzitutto con un buon impianto di filtrazione, cioè un sistema ben calcolato in funzione del volume di acqua e dell’uso che si fa della piscina. 
Poi con le ore di filtrazione, cioè con il tempo di accensione di molte ore del sistema pompa-filtro. 
[Leggi anche questo articolo](https://latuapiscina.it/blog/tecnica/filtro-a-sabbia) 
In ultimo con una manutenzione adeguata, cioè controlavaggi o pulizia della cartuccia filtrante, a seconda del tipo di filtro in uso e, periodicamente anche una disinfezione specifica dell’intero filtro.

### **Tipi di filtro**

L’ho scritto molte volte, più del tipo di filtro è importante la qualità della filtrazione. 
Non è la tipologia di filtro che produce migliori o peggiori risultati, ma la sua qualità di progettazione e costruzione. 
In Italia la maggior parte delle persone identifica nel filtro a sabbia la miglior soluzione ma, ad esempio negli USA, il filtro più diffuso è quello a cartuccia. 
Il punto è che esistono filtri di buona qualità e filtri di cattiva qualità, indipendentemente dalla tipologia. 
Per fare un paragone comprensibile, nel momento in cui dico automobile ho un’idea di qualcosa, ma esistono automobili a pedali e automobili a motore. Una è un giocattolo, l’altra è un mezzo per viaggiare. 
Per questi ed altri motivi, è difficile se non impossibile affermare quale sia il miglior filtro, esattamente come rispondere alla domanda di “quale sia la miglior automobile. 
Dipende. 
Qualità dei materiali, qualità di filtrazione, tecnologia, praticità, ed anche il budget disponibile, sono elementi che definiscono in ultimo quale sia il prodotto migliore. 
Rimane però evidente che a parità di portate e di tipologia di filtro, una elevata differenza di prezzo non è mai giustificabile. Significa che se acquistate un gruppo di filtrazione a 100 euro, non potete aspettarvi qualità e prestazioni di un gruppo analogo che ne costa 600.

### **Filtro a sabbia**

E’ senza dubbio la tecnologia più diffusa per qualunque dimensione di piscina. Dalla piccola piscina familiare per arrivare alle grandi piscine pubbliche o ai parchi acquatici. 
Ne abbiamo parlato diffusamente in [questo articolo](https://latuapiscina.it/blog/tecnica/filtro-a-sabbia).

I vantaggi principali sono la semplicità nella manutenzione e la durata del prodotto, ma soprattutto la disponibilità di dimensioni e portate per piscine di qualunque dimensione.

### **Filtro a cartuccia**

Molto più semplici e compatti rispetto ad un filtro a sabbia, hanno spesso una ottima capacità di trattenimento, sono cioè in grado di fermare particelle molto piccole, arrivano anche fino a 30 micron, per contro hanno una manutenzione (pulizia) un pò più scomoda, rispetto ai filtri a sabbia. 
Un [articolo più approfondito](https://latuapiscina.it/blog/tecnica/filtro-a-cartuccia) lo trovate qui

Nelle piscine fuoriterra di tipo economico sono spesso la dotazione di serie, tuttavia in questo specifico caso la loro qualità, durata ed efficacia sono molto deludenti, costringono a lavaggi anche giornalieri e a sostituzioni molto frequenti. L’aspetto economico qui è prevalente e risultano normalmente insufficienti.

### **Ultrafiltrazione**

Recentemente la ricerca di soluzioni più efficaci per la filtrazione dell’acqua di piscina ha immesso sul mercato una serie di prodotti molto interessanti con sistemi in grado di trattenere anche micro particelle arrivando fino a batteri e virus.

Si tratta di sistemi basati su batterie di cartucce utilizzate anche in campo medico per la dialisi. 
Il brevetto Israeliano è in uno stadio avanzato di test e alcune applicazioni stanno confermando prestazioni molto efficaci e performanti, utilizzandoli anche per la potabilizzazione dell’acqua.

Per il momento sono adatti sostanzialmente a piscine interne, in quanto l’elevato livello di filtrazione costringe a frequenti manutenzioni per le piscine esterne interessate a sporco proveniente da vegetazione e insetti.

Su questo realizzeremo, appena finiti i test, un articolo specifico.

### **Altri tipi di filtri**

Quelli illustrati fin qui sono i filtri più comuni utilizzati in piscina, tuttavia il mercato propone costantemente novità, spesso però più mirate a “illusioni” che non ad un effettivo risultato finale. 
Mi riferisco ad esempio a quei filtri con substrati formati da palline di cotone e similari. 
All’apparenza molto performanti ma nei fatti molto difficili da pulire fino a diventare in realtà un “vivaio” di patogeni costantemente a contatto con l’acqua.

L’ho affermato molte volte, raramente le “scorciatoie” a buon mercato portano risultati apprezzabili.

![](https://latuapiscina.it/images/articoli_tecnici/trattamento/filtrazione/filtro_cotone.jpg)

1. [ Come (non) costruire una piscina](https://latuapiscina.it/blog/tecnica/come-non-costruire-una-piscina)
2. [ Manutenzione filtro a sabbia della piscina](https://latuapiscina.it/blog/manutenzione/manutenzione-filtro-a-sabbia-della-piscina)
3. [ E’ sempre obbligatorio il permesso a costruire una piscina?](https://latuapiscina.it/blog/leggi-e-norme/e-sempre-obbligatorio-il-permesso-a-costruire-una-piscina)

### Sottocategorie

### [ Leggi e norme](https://latuapiscina.it/blog/leggi-e-norme)

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### [ Trattamento acqua](https://latuapiscina.it/blog/trattamento-acqua)

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